La soffitta di mio nonno era un labirinto di ombre e ricordi polverosi. Tra bauli ammuffiti e vecchi giocattoli, trovai una scatola di legno scuro, insolitamente pesante, senza alcuna etichetta. La aprii con un cigolio e all'interno c'era un dispositivo che non avevo mai visto prima.
Assomigliava a una radio d'epoca, ma con una serie di manopole e indicatori che non avevano senso. Non c'erano antenne, né prese per le cuffie. Solo un piccolo schermo circolare che mostrava una serie di simboli criptici che sembravano danzare lentamente, come caratteri di un alfabeto dimenticato. C'era un solo interruttore, grande e rosso, etichettato con un'incisione quasi illeggibile: " ON/NEVER OFF ".
Rimasi perplesso. Nonno era stato un inventore eccentrico, ma questo era diverso da qualsiasi cosa avesse mai creato. La curiosità ebbe la meglio. Con un clic deciso, girare l'interruttore su " ON ".
Il dispositivo non fece alcun rumore. Lo schermo si illuminò di un bagliore verde-azzurro e i simboli iniziarono a muoversi più velocemente, fondendosi e riformandosi in sequenze ipnotiche. Non capivo cosa stesse succedendo, ma provavo una strana sensazione, come se non fossi più solo nella stanza.
Passarono i giorni. Il dispositivo rimase acceso, i simboli continuavano la loro danza silenziosa. Iniziai a sentirmi stanco, sempre più assonnato, come se qualcosa mi stesse lentamente prosciugando le energie. Di notte, sentivo un debole ronzio provenire dalla soffitta, un suono che mi entrava nelle ossa e mi impediva di riposare.
Poi iniziarono i sogni. Sogni vividi, inquietanti, di spazi infiniti e geometrie impossibili. Vedevo creatura che non poteva esistere, fatte di ombre e luce distorta, che mi osservavano con occhi antichi. Non parlavano, ma comunicavano in una lingua di sensazioni: fama, attesa, un'infinita, fredda curiosità.
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Un giorno, scendendo le scale, vidi un'ombra lunga e sottile muovendosi all'angolo del mio campo visivo. Quando mi giravo, non c'era nulla. Le cose iniziarono a sparire in casa: il mio portafoglio, le chiavi, a volte interi libri. Poi li ritrovavo in luoghi impensabili, come dentro il frigorifero o sotto il cuscino. Era come se la realtà stessa si stesse sfilacciando.
Decidere di spegnere il dispositivo. Salii in soffitta, il ronzio era più forte ora, quasi un gemito. Allungai la mano verso l'interruttore rosso, ma mi fermai. I simboli sullo schermo non erano più astratti. Ora formavano immagini.
Vidi la mia casa, ma distorta, con stanze che non esistevano e finestre che guardavano su un vuoto stellato. Vidi me stesso, ma non ero io. Era una figura eterea, trasparente, con gli occhi spenti. E accanto a quella figura, c'erano altre forme, sempre più nitide, sempre più vicine. Erano le creature dei miei sogni. Non erano più solo sogni.
Capii allora. L'interruttore " NEVER OFF " non era un avviso per non spegnere il dispositivo. Era una dichiarazione. Il dispositivo non era mai stato spento. Mio nonno non l'aveva spento. Forse non poteva. Forse era lui stesso... la figura eterea.
Il ronzio potrebbe diventare un ruggito interiore. Sentii un freddo gelido penetrarmi le ossa. I simboli sullo schermo si fusero in un unico, orribile volto, con occhi che mi guardavano direttamente, non attraverso un'immagine, ma attraverso il velo stesso della realtà.
Ora, il dispositivo è qui, sul mio tavolo. Non posso spegnerlo. Ogni volta che ci provo, sento una debolezza, un richiamo, come se qualcosa mi trattenesse, succhiandomi via ogni volontà. Sento la loro presenza in ogni stanza. Le ombre sono più definite, le sparizioni più frequenti. I miei occhi sono sempre stanchi, ma non riesco a dormire, perché so che nel momento in cui mi addormenterò, loro saranno lì.
A volte, vedo il mio riflesso nel piccolo schermo. E ogni giorno, la figura eterea accanto a me diventa un po' più chiara. E la mia, un po' meno.

